Calasanzio Cultura e Formazione

La Culla del Genio

Carmelo Bene nasce “nel sud del sud dei santi”, a Campi Salentina in provincia Lecce, il primo settembre 1937. La sua formazione avviene presso l’Istituto Calasanzio dei Padri Scolopi, dove frequenta le scuole medie ed il liceo classico sino alla seconda classe e conclude gli studi nel collegio “Argento”dei Padri Gesuiti di Lecce. A vent’anni approda all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Colui che verrà considerato il più grande attore del novecento lascerà l’accademia dopo un anno, convinto della sua “inutilità”. Debutta in teatro con Caligola di Albert Camus nel 1959.

Dopo questa esperienza Bene diventa regista di sé stesso: viene ricordato per la sua innovazione del linguaggio teatrale, per lo stile ricercato, quasi barocco, per la sua maestria da interprete e per aver “massacrato” i classici.Impossibile dimenticare le sue versioni di Amleto: mai nessuno aveva interpretato il testo di Shakespeare in quel modo. Amleto/Bene recitava le parti più importanti della piècesenza alcuna importanza, o addirittura, come nel caso dell’ “essere o non essere”, la recita era rimandata ad un altro attore, che gli faceva da alter ego.Bene prenderà molto da Bertolt Brecht, Oscar Wilde, Antonin Artaud, Franz Kafka, Vladimir Majakovskij, Giacomo Leopardi, Buster Keaton e Pier Paolo Pasolini, il quale lo vorrà con lui nel suo film Edipo Re.
Qui si aprì una breve parentesi cinematografica per Bene, che durò fino al 1973, con Un Amleto di meno. Continuò prolifica invece la sua vita in teatro.

Il 16 marzo del 2002 Carmelo Bene muore a Roma. Il suo funerale non fu pubblico, come egli stesso voleva.

Gli ultimi momenti della vita terrena sono contenuti in una rappresentazione post-mortem, un cenotafio elettronico nelle pagine della fondazione.

Il 15 Marzo 2007 gli Allievi del corso”Organizzazione di un Esercizio Teatrale” accompagnati dal Docente Prof. Gino Santoro attraversano i luoghi di Carmelo Bene, partendo dall’Istituto Calasanzio, per Lecce, Roca, Otranto e Santa Cesarea dove incontrano anche la sorella Maria Luisa 

Emozioni di un Giovane per il Maestro Carmelo Bene

Avvolti nei e dai ricordi fatti di foto, scritti, libri, cartelloni teatrali, stralci di giornale, pensieri di altri scrittori che con voce unanime o “con lo stesso inchiostro” riflettono criticano sul poeta; imparano ad imparare dal Maestro.

Queste stanze!, la stessa finestra di “Nostra Signora dei Turchi”, il palazzo dei Mori, quel mare … e lo sguardo, che si perde nel non colore del tuo mare dall’orizzonte infinito.

Nella tua casa, tutto è di quel tempo tuo, gli odori inebriano i nostri pensieri, tutto parla di te Maestro, il percorso è lo stesso tra queste stanze sulla stessa pietra tra queste stesse mura depositarie della tua storia e di tanta altra ancora che non si racconta.

Incontro gli occhi del Bene personaggio o del capolavoro sul personaggio, vorrei poter toccare tutto ciò che mi circonda e ridare vita o non vita, anche solo per un attimo a tutto ciò che è stato per noi il tuo genio Maestro Bene, perché mi accorgo oggi, purtroppo solo oggi che ho bisogno io di te.

Poi ad un tratto perso dentro di te… i miei occhi vedono, la mia mente si spacca, è Lei  che ha sempre SAPUTO.

Mi è venuto un colpo, per un attimo non poco lungo ti ho visto, eri lì davanti a me poi la lingua articola e la parola racconta, una vita trascorsa al tuo fianco, ed è lì che ho capito che avevo davanti l’unica essenza fatta di materia che ancora sulla terra mi lega a te, la donna, sorella, Maria Luisa Bene che al tuo fianco ha solo sempre SAPUTO.

(Antonio Lupo Pendinelli)



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